Pirelli, tempo scaduto Meloni non decide su Sinochem

di Gianni Dragoni

Poteri Deboli Pirelli tempo scaduto nella partita con i cinesi Sinochem ma il golden power non decide
Nella partita su Pirelli che contrappone Marco Tronchetti Provera ai soci cinesi di Sinochem il tempo è scaduto. Ma il governo di Giorgia Meloni, alla quale ha fatto appello Tronchetti Provera per ridimensionare il peso di Pechino in modo da non pregiudicare la vendita di pneumatici intelligenti negli Stati Uniti, non è stato capace di esprimere una soluzione attraverso l’ufficio del Golden power.

La norma varata da Trump

Martedì 17 marzo sarà pienamente operativa la norma varata un anno fa da Donald Trump sui veicoli connessi. Le industrie automobilistiche devono comunicare, per essere autorizzate per i modelli in vendita l’anno prossimo, la presenza di software o hardware (come la tecnologia Pirelli Cyber Tyre) realizzati da fornitori che abbiano soci rilevanti cinesi.

Tentativi falliti

Sono falliti i tentativi di convincere il gruppo statale Sinochem a ridurre la propria quota dal 34% al 10% di Pirelli (la soglia accettata dagli Usa), sterilizzando i diritti di voto o cedendo le azioni ad investitori individuati da Tronchetti, attraverso Camfin. Le avance sono state respinte per una questione di prezzo. I cinesi vogliono più soldi, del resto non possono essere espropriati.

Tronchetti comanda con meno dell’8% di azioni

Tronchetti continua a guidare la Pirelli, come vicepresidente esecutivo, pur possedendo meno azioni degli ex alleati cinesi. Il sistema che fa capo a Tronchetti attraverso Camfin e la sua holding Mtp detiene il 25,54% della Bicocca. Ma poiché la catena azionaria è fatta di scatole cinesi, con la presenza di altri soci, tra cui Unicredit e Intesa Sanpaolo, il cinese Niu Yishun (definito da un ex dirigente “genere Berlusconi cinese”), Massimo Moratti, la quota effettiva di possesso di Pirelli in mano a Tronchetti è inferiore all’8 per cento.

Ipotesi di limitare a tre i cinesi nel cda

Pirelli ha rinviato al 16 aprile il cda per approvare il bilancio, nell’ipotesi che entro il 15 aprile l’ufficio Golden power (che oggi ascolterà le parti) potrebbe imporre prescrizioni dopo la disdetta del patto parasociale con i cinesi che regola la governance. In giugno dovrà essere rinnovato il cda di 15 componenti. Un’ipotesi su cui si ragiona è limitare i consiglieri espressi da Sinochem a tre, rispetto agli otto attuali, mentre Camfin ne ha quattro, compreso Tronchetti e l’ad. Ma sarebbe lecito imporre all’azionista principale di avere meno consiglieri del socio numero due?

(Quest’articolo di Gianni Dragoni è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano il 16 marzo 2026 con il titolo “Pirelli Tronchetti vuole comandare senza Sinochem, Chigi non decide”)

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