
di Gianni Dragoni
Una candidatura a sorpresa irrompe nella partita per il rinnovo della presidenza Consob, l’autorità di vigilanza sulla Borsa, un incarico di prestigio anche se l’istituzione ha perso smalto. L’8 marzo scade il mandato di sette anni di Paolo Savona, nominato dal primo governo Conte. Il governo vuole arrivare senza proroghe alla scadenza del mandato di Savona, che ha 89 anni, perché ci sono dossier delicati che la Commissione, con i suoi tempi non fulminei, deve affrontare.
Sopra tutti l’indagine sul presunto concerto tra Francesco Gaetano Caltagirone e la Delfin degli eredi di Leonardo Del Vecchio guidata da Francesco Milleri nella scalata a Mediobanca attraverso Banca Mps. Un’operazione controversa, appoggiata dal governo di Giorgia Meloni _ il Mef era azionista di Mps
con l’11,4%, quota scesa al 4,86% dopo l’Opas _ che ha portato in dote anche il pacchetto di controllo (13,2%) della regina della finanza italiana, le Assicurazioni Generali, 54 miliardi di euro di valore in Borsa.

Costruttore-editore. Francesco Gaetano Caltagirone
Come nasce la candidatura Brogi
Il governo sta studiando una nuova candidatura da portare all’approvazione del Consiglio dei ministri. Secondo qualificate fonti finanziarie sarebbero in ribasso le quotazioni di quello che è stato indicato come il favorito alla successione a Savona, cioè il sottosegretario all’Economia Federico Freni, avvocato romano di 45 anni, deputato della Lega. Il profilo che sta prevalendo sarebbe quello di Marina Brogi, professoressa di Economia e tecnica dei mercati finanziari all’università di Milano Bicocca, già docente alla Sapienza di Roma dopo la laurea in economia politica alla Bocconi. Nata a Roma nel 1967, Brogi ha fatto parte di numerosi cda di banche e società quotate.
Ottimi rapporti con i Berlusconi
Ha ottimi rapporti con la famiglia Berlusconi, con una presenza ininterrotta, dal 27 giugno 2018 ad oggi, nel cda di Mediaset e, quindi, di Mfe, indicata dalla Fininvest. Brogi è la moglie di Gian Paolo Fausti, figlio del banchiere Luigi Fausti, ex ad Comit, il quale era stato nel cda di Mediaset dal 2005 al 2011. Ma i fari sono accessi soprattutto sull’incarico nel cda di Generali, nel quale Brogi siede dal 29 aprile 2022, è stata confermata dall’assemblea il 24 aprile 2025. E’ stata nominata nella lista dell’azionista Caltagirone, che dal 27 novembre risulta indagato dalla Procura di Milano per la scalata a Mediobanca, accusato di manipolazione del mercato e ostacolo alle autorità di vigilanza, tra cui proprio la Consob. Insieme
all’editore del Messaggero sono indagati il presidente di Delfin e ad della controllata EssilorLuxottica, Francesco Milleri e l’ad di Mps, Luigi Lovaglio. Brogi è stata anche nel cda di Luxottica, dal 2015 al 2018, espressa da investitori istituzionali.
Nel cda Generali rappresenta Caltagirone
Nel cda di Generali Brogi è qualificata come “indipendente”, una foglia di fico utilizzata per classificare amministratori che non hanno rapporti economici con la società o gli azionisti di controllo. Ma se diventasse presidente di Consob potrebbe davvero essere considerata indipendente dai due principali azionisti di Mps e presunti “concertisti”, Caltagirone (ha il 10,26%) e Delfin (17,53%)? Mps possiede l’86,3% di Mediobanca, primo azionista di Generali, di cui Caltagirone e Delfin sono anche soci
direttamente. La Consob deve verificare se i comportamenti degli indagati dimostrino o meno il
concerto occulto, come ipotizzano i pm. Da Londra un investitore, Giuseppe Bivona, ha inviato valanghe di esposti a Consob, alla Procura e ora anche alla Bce a sostegno della tesi del concerto. Interrogativi pesanti, finora senza risposta. Il parere della Consob è fondamentale per le conclusioni che la Procura dovrà trarre su un eventuale rinvio a giudizio.

In scadenza. Il presidente Consob, Paolo Savona
I voti in consiglio con la squadra Caltagirone
Negli ultimi mesi nel cda di Generali Brogi ha votato compatta con gli altri due consiglieri della lista Caltagirone, Flavio Cattaneo e Fabrizio Palermo, in decisioni chiave: il 28 aprile 2025 voto contrario alla conferma dell’ad Philippe Donnet (che Caltagirone vorrebbe sostituire con Cattaneo) e astensione sulla conferma del presidente Andrea Sironi, il 13 novembre astensione sulla nomina del dg, Filippo Terzariol, proposto da Donnet. E’ legittimo chiedersi se il governo potrebbe scegliere Brogi anche per agevolare Caltagirone e Delfin nei prossimi stretti passaggi. Ma c’è anche tutta la partita, più ampia, del riassetto del potere finanziario e bancario che si giocherà nei prossimi mesi.
L’appoggio di Fazzolari
Il 30 aprile scorso Brogi è stata nominata nel cda di Nexi, nella lista di maggioranza di Cdp (controllata dal Mef) e dei fondi. Brogi sarebbe gradita al sottosegretario a Palazzo Chigi Giovanbattista Fazzolari, braccio destro di Meloni. Dunque nella partita Consob sarebbe sostenuta da Fdi e Fi, mentre Freni è targato Lega.
Con il nuovo presidente la Consob sarà composta in maggioranza da commissari nominati dal governo Meloni, che ha già insediato Gabriella Alemanno e Federico Cornelli il 5 giugno 2023. Gli altri due, Chiara Mosca e Carlo Comporti, sono arrivati con Draghi. I cinque commissari hanno tutti lo stesso compenso: 255.128 euro lordi nel 2024.
Savona è entrato in contrasto con il governo in varie occasioni. Il 27 novembre in Parlamento ha criticato il nuovo Tuf per le barriere alla partecipazione dei soci di minoranza alle assemblee. Lo scorso 23 maggio, dopo le critiche perché la Consob aveva sospeso per un mese l’Ops di Unicredit su Banco Bpm, Savona aveva detto: “Fino a quando sono gradito resto, quando non sono più gradito vado via”. Era al Festival dell’economia, in un dibattito moderato da Marina Brogi, che ora potrebbe prendere il suo posto.
(Quest’articolo a firma di Gianni Dragoni è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano il 13 gennaio 2026 con il titolo “Chi comanderà in Consob? In corsa c’è pure Brogi, in quota “CaltaMeloni” “)
per contattare l’autore gdcube3@gmail.com oppure su X @gianni_dragoni