
di Gianni Dragoni da Ginevra
Le compagnie aeree mondiali aumentano i profitti. Per il 2026 si prevedono 41 miliardi di dollari di utili netti complessivi, in crescita rispetto ai 39,5 miliardi stimati per quest’anno. “Questo sarà un nuovo record, mentre il margine netto di profitto è previsto che resterà invariato rispetto al 2025 al 3,9%”, ha detto la Iata nella presentazione delle stime alla stampa a Ginevra.
Utile di 7,9 dollari per passeggero
Per ogni passeggero trasportato in media le compagnie quest’anno realizzano un utile netto di 7,9 dollari, la cifra resterà invariata l’anno prossimo.

In recupero. Un aereo Boeing 787
Il 2025 migliore delle previsioni
Anche il 2025 si chiuderà meglio delle previsioni, in giugno l’associazione delle compagnie mondiali aveva previsto per quest’anno 36 miliardi di profitti. “Il miglioramento è dovuto soprattutto all’andamento del trasporto merci, migliore rispetto alle previsioni precedenti e al contesto complessivo del trasporto passeggeri”, ha spiegato Willie Walsh, direttore generale della Iata (nella foto in apertura). Insomma, l’effetto Trump sui dazi che aveva compresso di mezzo miliardo di dollari le stime sugli utili a metà anno è stato riassorbito dal miglior andamento del mercato.
In valore assoluto i profitti netti attesi per l’anno prossimo segneranno un nuovo primato, però Walsh ha precisato che “il margine netto degli utili rispetto ai ricavi, pari al 3,9%, non sarà il record, nel 2017 è stato raggiunto il 5%”.

Effetto dazi riassorbito. Donald Trump
Ricavi oltre mille miliardi
I ricavi totali delle compagnie raggiungeranno i 1.053 miliardi nel 2026, +4,5% rispetto ai 1.008 miliardi attesi quest’anno. Gli utili operativi globali sono previsti in crescita a 72,8 miliardi nel 2026, dai 67 miliardi di quest’anno, con un incremento del margine operativo dal 6,6% al 6,9 per cento. Per l’anno prossimo si prevedono 5,2 miliardi di passeggeri, +4,4% rispetto a quest’anno,, anche il coefficiente di occupazione dei posti (load factor) è in crescita verso nuovi record, 83,6% previsto nel 2026.
Europa prima per profitti
La novità nelle previsioni è che “l’Europa farà i risultati finanziari migliori in valore assoluto di tutte le regioni”. La previsione è che le compagnie europee faranno utili netti aggregati per 13,2 miliardi quest’anno (10,6 dollari per passeggero) e 14 miliardi l’anno prossimo. L’Europa supera il Nord America, dove si prevedono utili netti per 10,8 miliardi quest’anno (9,5 dollari per passeggero) e 11,3 miliardi il prossimo. La terza regione per valore dei profitti è il Medio Oriente, 6,6 miliardi quest’anno e 6,8 miliardi il prossimo, un po’ meglio dell’Asia-Pacifico, che mostra 6,2 miliardi di utili netti quest’anno e 6,6 miliardi previsti nel 2026.
Le low cost trainano i risultati europei
I risultati europei, secondo la Iata, sono dovuti a una gestione disciplinata della capacità e a robusti load factor. A trainare l’Europa sono le compagnie low cost. “Le compagnie low cost stanno facendo dei risultati particolarmente buoni, con una crescita a doppia cifra e risultati migliori delle compagnie tradizionali nei margini operativi”, osserva la Iata.

Conti in rosso. Un aereo di Ita Airways
Molte compagnie ancora in rosso (tra cui Ita Airways)
Questi risultati sono globali, ma non tutte le compagnie fanno utili. “C’è una lunga lista di compagnie che lottano per ottenere utili operativi”, ha detto Walsh rispondendo a una nostra domanda. Abbiamo fatto notare che c’è una compagnia italiana in particolare, che è Ita Airways, che lotta per raggiungere un piccolo utile operativo quest’anno e ha i conti ancora in rosso. Walsh non ha fatto nomi, non è entrato nel caso specifico.
Mancano i carburanti verdi
Walsh ha espresso preoccupazioni per l’insufficiente produzione di carburanti sostenibili per l’aviazione (Saf). La produzione nel 2025 è quasi raddoppiata, da uno a 1,9 milioni di tonnellate, nel 2026 dovrebbe raggiungere i 2,4 milioni di tonnellate. “Ma sarà solo lo 0,8% del consumo mondiale previsto, 321 milioni di tonnellate, il 99,2% sarà di combustibili fossili”, sottolinea Marie Owens Thomsen, capo economista della Iata.
“In particolare in Europa, c’è un quadro regolatorio che penalizza la produzione con costi aggiuntivi per le compagnie. Molte compagnie hanno preso l’impegno in buona fede di raggiungere l’obiettivo del 10% di Saf nel 2030, ma un obiettivo fuori portata, impossibile da raggiungere”, ha sottolineato Walsh. Secondo il dg Iata, tra le compagnie che hanno fatto progressi migliori per l’uso di Saf ci sono il gruppo Iag (comprende British Airways, Iberia, Aer Lingus, Vueling) e Air France.

Iag. Aerei di Ba, Iberia, Aer Lingus
“Boeing migliorata, meno fiducia in Airbus”
Reiterate dalla Iata le preoccupazioni per i colli di bottiglia nella “supply chain”, la catena delle forniture dell’industria aeronautica, che ritarda la consegna di aerei rispetto alla domanda delle compagnie. Un rimprovero che non risparmia Boeing e Airbus, i costruttori di aerei sopra i 100 posti. “La situazione di Boeing è migliorata, se dice che consegna un aereo a marzo lo consegnerà effettivamente a marzo, mentre c’è meno fiducia in Airbus”, ha osservato Walsh.
Azione legale allo studio contro i produttori di motori
Il dg della Iata ha criticato soprattutto i fornitori di motori, “c’è scarsità di motori e i costruttori fanno margini altissimi, insostenibili per le compagnie, superiori al 20%”. Walsh ha citato in particolare alcuni casi: “Ge ha margini del 27,6%, Safran nel terzo trimestre ha il 23,3%, Honeywell il 26%“. “Stiamo valutando un’azione legale collettiva ai sensi delle norme sulla concorrenza per proteggere le compagnie da questi comportamenti”, ha detto Walsh.
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