Leonardo, quella lettera di Profumo a Biraghi

La vicenda delle presunte irregolarità nella “cyber security” dell’ex Finmeccanica (ora Leonardo) non finisce di riservare sorprese. La novità è che l’accusato principale, Andrea Biraghi, il potente capo della divisione “cyber” che ha dato le dimissioni il 28 giugno, dopo essere stato sospeso per 50 giorni in seguito alle contestazioni disciplinari mosse dalla società, ha ottenuto una lettera dell’amministratore delegato, Alessandro Profumo, nella quale si esclude “una sua personale e colpevole responsabilità” nei confronti della società.

Allora, verrebbe da chiedersi, perché Biraghi si è dimesso se non sono state individuate responsabilità? Ricordiamo che l’ing. Biraghi è potente, figlio dell’ammiraglio Sergio Biraghi, ex capo di Stato maggiore della Marina che è stato anche consigliere militare del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Il testo della lettera

Leggiamo la lettera, indirizzata a Biraghi e ai suoi avvocati, Luigi Fiorillo e Francesca Bonfrate, in data 27 giugno, che ho riportato oggi anche in un articolo sul Sole 24 Ore. “Egregio ing. Biraghi, ci riferiamo al procedimento disciplinare posto in essere nei Suoi confronti e Le confermiamo che, tenuto conto anche di quanto da Lei osservato nelle Sue lettere del 18 maggio u.s., del 7 giugno u.s. e del 22 giugno u.s., come pure di quanto ad oggi emerso a seguito degli approfondimenti compiuti, allo stato non sono stati riscontrati elementi che, a parere della scrivente Società, fondino una Sua personale e colpevole responsabilità nei confronti della stessa. Distinti saluti”. Segue la firma dell’a.d. di Leonardo, Profumo.

Si può leggere la lettera originale aprendo il link qui sotto:

link Lettera di Profumo a Biraghi (clicca qui)

Il gruppo aerospaziale che è controllato dal ministero dell’Economia non ha fatto alcuna dichiarazione sulla vicenda. Silenzio totale. Neppure Biraghi ha parlato in pubblico. Da quanto è stato scritto su alcuni giornali e su Poteri Deboli, le contestazioni a Biraghi riguardavano presunte irregolarità e “opacità” nei rapporti con i fornitori. Sono state oggetto di attenzione e di segnalazione in lettere inviate sia al vertice di Leonardo sia ad autorità esterne anche altre operazioni fatte da Biraghi e dalla sua squadra di manager di via Laurentina, a Roma.

Al vertice. Alessandro Profumo

Vendite controverse

Tra le operazioni controverse c’è la vendita di due piccole aziende dell’ex Selex Es, società che dal primo gennaio 2016 è stata assorbita in Leonardo e spacchettata in quattro divisioni (una è la “cyber security”), per volere dell’allora a.d., Mauro Moretti. Il primo dicembre 2015 fu venduto il piccolo ramo d’azienda nelle tlc Ants, che nel 2015 ha fatturato circa 4,5 milioni di euro con un elevato margine di contribuzione, sui 2 milioni. Ants fu venduta a un prezzo di soli 100.000 euro. Il compratore era la Ads, azienda il cui vertice (l’a.d. è Pietro Biscu) era vicino all’allora premier Matteo Renzi, il quale visitò la Ads a Pomezia il 2 marzo 2016.

Un aspetto singolare è che, prima della firma del contratto definitivo di cessione, un dirigente di Ants aveva proposto a Leonardo di comprare la stessa azienda per 700.000 euro. Fu Biraghi a rispondere in una lettera che il gruppo aveva già assunto impegni con altri. In realtà, dai documenti non risultano impegni vincolanti, né fu chiesto all’Ads di Biscu di alzare il prezzo. Perché Finmeccanica-Leonardo non lo fece?

Decideva tutto Moretti

All’epoca non si muoveva foglia nel gruppo senza che lo decidesse Moretti, il “ferroviere” che Renzi aveva mandato in Finmeccanica nel maggio 2014 con i poteri di un commissario. Moretti dedicava tempo persino a controllare di persona le note spese sulle trasferte dei dirigenti. Fu Moretti a promuovere Biraghi capo della “cyber” a fine 2015.

Non è pensabile che l’ex Selex abbia potuto vendere un’azienda senza il suo consenso. Gli stessi avvocati di Ads, in una lettera al Sole 24 Ore pubblicata il 2 giugno scorso, hanno detto che l’operazione Ants fu decisa da Moretti.

Altra vendita controversa è stata la cessione di un’azienda tecnologica del settore sicurezza, la Electron, alla campana Medinok nei primi mesi del 2017, al prezzo di un euro, prima che Moretti venisse sostituito da Profumo. I dipendenti della Electron fecero notare che l’acquirente non aveva la stessa qualificazione tecnologica, ma Moretti andò avanti nell’operazione come un treno.

Dunque Biraghi non può aver fatto o autorizzato quelle cessioni da solo, c’era un livello superiore. Non sappiamo come l’indagine interna di Leonardo abbia valutato queste operazioni.

Ferroviere. Mauro Moretti con Matteo Renzi

 

Le domande senza risposta

Tornando all’oggi, nella vicenda cyber va ricordato che anche alcuni stretti collaboratori di Biraghi sono stati messi sotto accusa dall’indagine interna. Uno di essi, l’ex capo degli acquisti Stefano Orlandini, è stato licenziato in tronco, una settimana prima che Biraghi si dimettesse.

Domanda: perché un alto dirigente viene licenziato e invece il suo capo “può” dimettersi, senza venire licenziato? Ci sono responsabilità differenziate? Oppure Biraghi ha avuto un trattamento di favore? Ricordiamo che con le dimissioni Biraghi ha incassato le indennità previste dal contratto, almeno il preavviso (sarebbero almeno 8 mesi, da calcolare su uno stipendio annuo di circa 600.000 euro lordi), ma secondo alcune fonti Biraghi avrebbe incassato una somma più alta. A Poteri Deboli risulta che, in privato, Biraghi ha detto: “Sono riuscito a ottenere un buon accordo”.

Viene da pensare che la lettera che ha ottenuto dalla società, che l’interessato esibisce come una sorta di “salvacondotto”, sia il frutto di un accordo. Con le dimissioni, Biraghi non potrà fare causa all’azienda per la sua estromissione (come potrebbe invece fare Orlandini). Ma avendogli Leonardo messo per iscritto che non sono state trovate responsabilità a suo carico, cosa accadrebbe se sulla vicenda “cyber” ci fosse un’indagine giudiziaria? Secondo indiscrezioni ci sarebbe già un livello di attenzione della magistratura e della Guardia di finanza. E, se c’erano irregolarità, perché non è stato licenziato?

Incontro. Federico Fabretti con Andrea Parrella (a sinistra)

Gli incontri di Parrella

In conclusione, una nota di cronaca. Lunedì scorso il capo del servizio legale di Leonardo, Andrea Parrella, un avvocato che Moretti si era portato dalle Ferrovie e che continua a incontrare il “ferroviere”, è stato avvistato a Roma in un bar di piazza Verdi, vicino alla sede della Consob (sono stati ritratti nella foto sopra). Parrella ha incontrato Federico Fabretti, il portavoce di Moretti sia alle Ferrovie sia in Finmeccanica-Leonardo, che ha lasciato il gruppo un anno fa, dopo l’arrivo di Profumo.

Tutto legittimo e alla luce del sole. Ci chiediamo solo di cosa avranno parlato Parrella e Fabretti? Che abbiano affrontato anche la vicenda “cyber” e il caso Biraghi?

Intanto Moretti fa il presidente della Fondazione Fs, ma si guarda intorno. Chi lo conosce dice che vorrebbe tornare ad incarichi operativi, se non in politica. Di recente, come Poteri Deboli ha già rivelato, Moretti è stato nello studio legale di Guido Alpa, il giurista che, oltre ad essere nel cda di Leonardo dal 2014, è molto vicino al premier Giuseppe Conte.