Nomine Fincantieri, gli stipendi di Bono, Massolo e… Folgiero

Ore decisive per la nomina dei nuovi vertici di Fincantieri. Da Palazzo Chigi il silenzioso premier Mario Draghi e l’impenetrabile consigliere Francesco Giavazzi, vogliono una donna alla presidenza e un nuovo amministratore delegato, dopo 20 anni di regno assoluto di Giuseppe Bono, il manager con una vasta esperienza nell’industria della difesa (a destra nella foto in apertura) al quale il governo chiede di passare la mano per ragioni anagrafiche, ha compiuto 78 anni.

Geopolitica e Marta Dassù

Bono trova attenzione in ambienti del Quirinale, vorrebbe rimanere presidente con deleghe. Ma per questa posizione si cerca una donna. Il profilo ideale _ dice un osservatore _ sarebbe quello di un’esperta di geopolitica “alla Marta Dassù”, la saggista, direttrice di Aspenia che è stata sottosegretario agli Esteri nel governo Monti e viceministro con Enrico Letta. E’ stata consigliere per la politica estera nei governi di Massimo D’Alema e Giuliano Amato, fa parte dell’advisory board della Fondazione Italianieuropei, presieduta dall’ex premier del Pds ed ex Pd. E’ componente del comitato direttivo dello Iai e della Commissione Trilaterale, gruppo italiano, presieduto da Monica Maggioni, direttrice del Tg1. E’ stata nel cda di Leonardo dal 2014 al 2020. Dopo che D’Alema è stato coinvolto come intermediario nell’affare delle trattative per la vendita di armi di Fincantieri e Leonardo alla Colombia, è da escludere che il governo nomini una figura dell’entourage di D’Alema.

Candidata. Luisa Todini

Luisa Todini tra vino e salotti

E’ circolato il nome di Luisa Todini, nata nel 1966 a Perugia, ex europarlamentare di Forza Italia dal 1994 al 1999, per due anni nel cda Rai in quota Pdl-Lega (2012-2014), presidente di Poste Italiane dal 2014 al 2017 nominata dal governo Renzi. Todini ha attività imprenditoriali nel vino, negli alberghi, molte relazioni nei salotti romani, non ha esperienze nei settori della difesa né dell’industria crocieristica, che costituiscono il cuore dell’attività di Fincaniteri. Se fosse nominata, sarebbe difficile dare una spiegazione se non come un modo di Draghi di “gettare un osso” al centro-destra, che si lamenta di non avere poltrone.

Tra Folgiero e “Mister X”

Per la carica di a.d. il candidato in pole position è considerato Pierroberto Folgiero, a.d. e d.g. della società di impiantistica industriale Maire Tecnimont. Nato a Roma nel 1972, di navi si è occupato per poco più di due anni, tra il 2008 e il 2010, come responsabile della finanza nei traghetti Tirrenia, al seguito del boiardo Franco Pecorini. Maire e Fincantieri sono aziende che fanno mestieri molto diversi, certo meno diversi che prendere un banchiere e metterlo a capo di un’azienda della difesa, come avvenuto nel 2017, quando Paolo Gentiloni ha nominato Alessandro Profumo a.d. di Leonardo al posto del “ferroviere” Mauro Moretti. Entrambe hanno una forte complessità industriale, in Borsa hanno la stessa capitalizzazione, 1,03 miliardi di euro, con andamento opposto negli ultimi 12 mesi: -11% Fincantieri, +22% Maire. Nella short list dei candidati stilata dai cacciatori di teste c’è anche un “Mister X”, un manager italiano a capo di un’azienda italiana della difesa, con addentellati e conoscenze internazionali.

Pole position. Pierroberto Folgiero

Le debolezze di Leonardo

Sono queste le competenze di cui avrebbe bisogno Fincantieri per partecipare alla riorganizzazione dell’industria italiana ed europea della difesa senza farsi mettere all’angolo da francesi e tedeschi, viste  anche le debolezze strategiche (e non solo) di Leonardo, il primo gruppo italiano per ricavi e per capacità di lobby che però a livello internazionale ha progressivamente perso quota da quando, nel dicembre 2011, è uscito di scena Pier Francesco Guarguaglini.

Lo stipendio

Tra chi segue la partita nomine qualcuno fa notare che Folgiero ha uno stipendio molto più alto rispetto ai livelli di Fincantieri e questo sarebbe un ostacolo a lasciare il gruppo privato per passare nell’azienda pubblica. Non entriamo in questa disquisizione, che implica anche scelte di prospettiva, ma mettiamo a confronto gli stipendi. Conosciamo i dati con precisione perché entrambe le società sono quotate in Borsa e hanno l’obbligo di pubblicarli.

Numero uno. Pier Francesco Guarguaglini

Folgiero ha sbancato

Nel 2021 Folgiero ha indubbiamente sbancato. Ha ricevuto uno stipendio monetario di 4,316 milioni di euro lordi (di cui 3,14 milioni come bonus per i risultati). In più ha ricevuto azioni gratuite di Maire previste dai piani di incentivi per un controvalore di 1,39 milioni. Pertanto la busta paga complessiva di Folgiero l’anno scorso è stata di 5,93 milioni, al lordo delle tasse.

L’over performance di Bono

Bono ha ricevuto uno stipendio monetario di 1,605 milioni lordi, di cui 632.450 come bonus di breve termine. Il bonus è il massimo previsto perché il cda “ha accertato il pieno raggiungimento delle specifiche condizioni di over performance“, si legge nella Relazione sulla remunerazione. L’a.d. ha inoltre ricevuto 609.431 azioni gratuite Fincantieri, che alla data di maturazione dell’incentivo valevano complessivamente 459.511 euro (0,754 euro l’una; oggi i titoli valgono meno, circa 0,61 euro). La busta paga complessiva di Bono è stata quindi di 2,06 milioni lordi.

Leonardo. L’a.d. Alessandro Profumo

Nei due anni precedenti posizioni ribaltate

Nei due anni precedenti le retribuzioni sono state però diverse ed è il manager di Fincantieri ad aver guadagnato di più. Nel 2019 Folgiero ha percepito 1,699 milioni di stipendio monetario (senza bonus) e un controvalore di 1.448 euro in azioni, per un totale di 1,701 milioni. Bono ha ricevuto uno stipendio di 1,567 milioni e azioni gratuite per un controvalore di 2,389 milioni. In totale Bono nel 2019 ha guadagnato 3,957 milioni lordi. Nel 2020 Folgiero ha ricevuto uno stipendio di 1 milione di euro secco, Bono in totale 2,29 milioni tra stipendio monetario (1,6 milioni) e controvalore delle azioni gratuite (686.402).

In tre anni la differenza è solo il 3,7%

Se sommiamo questi dati scopriamo che negli ultimi tre anni tra stipendio, bonus e azioni gratuite Folgiero ha guadagnato da Maire 8.633.104 euro lordi, Bono da Fincantieri 8.313.648 euro lordi. Pertanto la differenza è minima, circa 320mila euro ovvero il 3,7% in meno per il manager Fincantieri. Dunque una differenza trascurabile per impedire un cambio di casacca.

Verso Atlantia. Giampiero Massolo

Lo stipendio di Massolo

Guardiamo alla carica di presidente. In Fincantieri l’ambasciatore poliglotta (sa anche il russo) e polivalente Giampiero Massolo, che è anche presidente dell’Ispi, ha uno stipendio annuo di 430mila euro lordi, che include un bonus di 120mila euro, il massimo previsto. Anche per lui il cda “ha accertato il pieno raggiungimento delle specifiche condizioni di over performance“. Massolo il 29 aprile verrà nominato presidente di Atlantia, la società dei Benetton nella quale lo stipendio del presidente è quasi il doppio (nel 2021 è stato di 820mila euro per Fabio Cerchiai, in passato si è avvicinato a due milioni con i premi in azioni).

Di Amato incassa più dividendi del Mef da Leonardo

Il presidente di Maire, Fabrizio Di Amato, ha uno stipendio praticamente invariato ogni anno, nel 2021 1.984.800 euro lordi. Oltre alla busta paga Di Amato riceve i dividendi, essendo azionista con il 51,018% della società. Per il 2021 gli spetta un totale di 30,68 milioni lordi. Ovvero più di quanto riceve il Mef per la sua partecipazione del 30,2% nella “grande” Leonardo, appena 24,3 milioni. Zero invece da Fincantieri, che non paga dividendo per il terzo anno consecutivo.