Aerospazio, Leonardo retrocessa nella classifica Deloitte

Maledetti elicotteri. Sono loro la causa della retrocessione di LeonardoFinmeccanica nella classifica mondiale dei grandi gruppi dell’aerospazio e difesa in base ai ricavi nel 2016.

Lo dice Deloitte, nello studio annuale sui primi 100 gruppi mondiali, che conferma la retrocessione dell’ex Finmeccanica nella graduatoria dei ricavi, anticipata il 20 giugno da Poteri Deboli in base all’analisi dei dati del bilancio 2016.

Il rapporto di Deloitte, “2017 Global aerospace and defense Sector financial performance study”, diffuso durante il salone di Le Bourget, colloca l’ex Finmeccanica al dodicesimo posto per ricavi nel 2016 a livello mondiale nel settore,  una posizione in meno rispetto all’anno scorso, con un fatturato pari a 13 miliardi e 287 milioni di dollari. Nei dati riferiti al 2015 il gruppo italiano aveva 14 miliardi e 439 milioni di dollari di ricavi.

La contrazione dei ricavi è principalmente legata al business dell’ala rotante“, spiega Deloitte sull’ex Finmeccanica. La forte contrazione, di ricavi ma anche di ordini, è avvenuta negli elicotteri, l’ex AgustaWestland. Un tempo era il settore di punta del gruppo, ma è caduto in difficoltà _ in misura maggiore rispetto alla crisi che ha colpito il settore oil & gas _ durante i tre anni di gestione del “ferroviere” Mauro Moretti, che è stato in carica fino al 16 maggio scorso, quando è stato sostituito dal banchiere Alessandro Profumo.

Moretti si è concentrato sui tagli di spesa e su una riorganizzazione interna, con l’assorbimento delle società controllate nella holding e ha dato enfasi alla creazione di una “One Company”.

A Le Bourget oggi è stato avvistato l’ex a.d. di Finmeccanica e AgustaWestland, Giuseppe Orsi, travolto nel febbraio 2013 dallo scandalo per presunta corruzione per la vendita di elicotteri militari in India.

L’uomo della One Company. Mauro Moretti, a.d. e d.g. di Finmeccanica (ora Leonardo) dal 15 maggio 2014 al 16 maggio 2017

L’anno scorso l’ex Finmeccanica è stata superata dalla francese Thales, che nella classifica dei ricavi stilata da Deloitte è undicesima, con 15 miliardi e 37 milioni. La numero uno è sempre l’americana Boeing, con 94 miliardi e 571 milioni di dollari di ricavi (-1,6% sul 2015), davanti alla franco-tedesca Airbus, con 73 miliardi e 669 milioni (+3,3%). Terza si conferma Lockheed Martin con 47 miliardi e 248 milioni (+4%). Le prime sette posizioni sono invariate. All’ottavo posto l’americana Raytheon scavalca la britannica Bae Systems (24 miliardi e 129 milioni di ricavi), al decimo posto si conferma la francese Safran (18 miliardi e 247 milioni).

Secondo lo studio di Deloitte, da cui è tratta la tabella qui sotto, considerando i ricavi l’ex Finmeccanica è al quinto posto in Europa, preceduta non solo dalle inarrivabili Airbus e Bae, ma anche da Safran e Thales.

Nell’articolo del 20 giugno (“Leonardo a Parigi e il sorpasso di Thales”) Poteri Deboli ha scritto che “se guardiamo agli ultimi dati disponibili, quelli dei bilanci 2016, l’ex Finmeccanica ha perso ulteriori posizioni nel confronto internazionale, anche in Europa. Il gruppo che fino a un mese fa era guidato da Moretti è stato superato nei ricavi dalla francese Thales, che diversi anni fa era considerata l’antagonista principale (ma anche un potenziale partner per un’integrazione o una fusione) per molte produzioni, in particolare nei radar e nell’elettronica”.

Poteri Deboli ha osservato che considerando il solo settore aerospazio, difesa e sicurezza nel 2016 Thales ha aumentato i ricavi da 12,48 a 13,3 miliardi di euro, mentre l’ex Finmeccanica li ha diminuiti da da 12,995 a 12 miliardi. Oltre a questo, va ricordato che Thales ha anche il settore trasporti (segnalamento ferroviario). Anche Finmeccanica aveva questo settore (Ansaldo Sts), ma Moretti, d’intesa con il governo di Matteo Renzi e con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha venduto la sua quota del gioiello Ansaldo Sts nel 2015 ai giapponesi di Hitachi per fare cassa e ridurre i debiti, cedendo anche la sofferente AnsaldoBreda, che fa treni e metropolitane.

Se si considerano anche i trasporti, la distanza tra Thales e Leonardo aumenta perché il fatturato totale di Thales arriva a 14,9 miliardi nel 2016, mentre l’ex Finmeccanica resta a 12 miliardi, perché i trasporti non li ha più. Tra l’altro il segnalamento ferroviario non viene considerato dagli esperti di industria della difesa del tutto separato dalle attività nell’elettronica della difesa. Ci sono dei punti di contatto, soprattutto per le tecnologie di localizzazione satellitare, che possono consentire investimenti congiunti, collaborazioni e le cosiddette “sinergie”. L’articolo di Poteri Deboli del 20 giugno ha collocato l’ex Finmeccanica al quarto posto in Europa nel settore, non avevo considerato Safran la cui attività è prevalente nella propulsione,  motori aerei e lanciatori spaziali.

Secondo le pagelle di Deloitte, la retrocessione di Leonardo-Finmeccanica non è limitata ai ricavi. “Per quanto riguarda gli indicatori di performance finanziaria, Leonardo si posiziona al 18mo posto nella classifica delle top 20 A&D per utile operativo, scendendo di tre posizioni rispetto allo scorso anno“, dice Deloitte.

Il gruppo italiano nel 2016 ha 952 milioni di dollari di utili operativi. Secondo l’analisi di Deloitte, al primo posto nel mondo per utili operativi nel 2016 (“core operating earnings”) c’è Ge Aviation con 6.115 milioni di dollari, quindi Lockheed con 5.629 milioni e Beoing con 5.464 milioni. Di seguito la tabella con i primi 20 gruppi al mondo per utili operativi, insieme alla tabella dei primi 20 per crescita degli utili operativi.

A livello globale, secondo lo studio Deloitte, i ricavi dei primi 100 gruppi mondiali nell’industria dell’aerospazio e difesa sono aumentati da 658,7 a 674,4 miliardi di dollari (+2,4%), gli utili operativi sono lievemente aumentati di 500 milioni a 70 miliardi di dollari (+0,8%). Pertanto l’incidenza degli utili operativi sui ricavi è leggermente peggiorata (da 10,5 a 10,4%).

Il “free cash flow” (Fcf) è aumentato da 40,7 a 45,5 miliardi (+11,8%). Il rapporto tra debiti e mezzi propri è peggiorato: il debt-to-equity ratio è passato da 1,18 volte a 1,65 volte, questo vuol dire che per ogni dollaro di mezzi propri degli azionisti a fine 2016 ci sono 1,65 dollari di debiti, anziché 1,18 dollari a fine 2015. C’è stato un peggioramento del 39,4%, pertanto la struttura patrimoniale dei bilanci complessivi è meno solida rispetto al 2015. Il rapporto tra nuovi ordini firmati nell’anno e ricavi (“book-to-bill ratio”) è peggiorato, da 1,34 volte nel 2015 a 1,16 volte nel 2016.

Il numero totale degli occupati nell’aerospazio e difesa è diminuito da 1.939.614  a 1.917.643 (-1,1%). Insomma, più ricavi e maggiori profitti, ma meno lavoro per le persone (forse più lavoro per i robot…). L’utile operativo medio per ogni lavoratore è aumentato di 683 dollari, da 35.821 a 36.504 dollari (+1,9%).

Questi sono i dati in generale. Poi ogni azienda ha la sua realtà e i suoi problemi. Esaurite le celebrazioni del triennio morettiano, culminato nel ritorno al mini-dividendo, per l’ex Finmeccanica e il nuovo a.d., il banchiere Profumo, rispetto ai concorrenti internazionali c’è un percorso in salita da affrontare.

 

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